Arrostimento della pirite

Le ceneri, i fanghi delle camere di piombo, il selenio e il tallio

Pirite, ceneri di pirite e fanghi delle camere di piombo (selenio e tallio)

La pirite è stata la materia prima utilizzata durante tutta la vita dello stabilimento di Piano d’Orta per la produzione di acido solforico: fino al 1920 circa, con il Metodo di contatto, e, successivamente, fino alla chiusura avvenuta nel 1965, con il Metodo delle camere di piombo.

Nel 1962 la Montecatini realizzava a Follonica (GR), vicino alle miniere di pirite, un moderno impianto per la produzione di acido solforico con il metodo di contatto con un buon recupero del calore sensibile e con l’utilizzazione integrale delle ceneri di pirite per la produzione di ossido di ferro da impiegarsi nell’industria metallurgica. In questo impianto, a causa dell’utilizzo di catalizzatori sensibili ad avvelenamento, venivano ridotte al minimo le quantità di rame, zinco, piombo ed arsenico che sono presenti come impurezze nelle piriti e che, nei vecchi impianti come quello di Piano d’Orta, finivano inevitabilmente sia nelle ceneri di pirite che nell’acido solforico prodotto.

L’apertura dell’impianto di Scarlino decretò definitivamente la sorte di quello di Piano d’Orta che di lì a poco venne chiuso.

In conseguenza delle politiche autarchiche, le ceneri di pirite prodotte a Piano d’Orta fino alla seconda guerra mondiale venivano ugualmente utilizzate a Bagnoli per la produzione di ghise di bassa qualità. A partire dagli anni cinquanta questo prodotto non trovò più utilizzo ed è verosimile che le ceneri di pirite siano state interrate all’interno del sito.

L’acido solforico prodotto nelle camere di piombo e generalmente non molto puro, ma idoneo alla produzione dei concimi fosforici. Le impurezze contenute nell’acido sono le stesse che si ritrovano nelle ceneri di pirite e sono principalmente arsenico, piombo, rame, zinco, selenio, berillio e tallio. Vi sono numerosi siti in Italia di discariche di rifiuti tossici da ceneri di pirite alcuni dei quali, al pari di Piano d’Orta, sono diventati Siti di bonifica di Interesse Nazionale.

Inoltre ci sono numerosi studi sull’inquinamento da polveri sottili dei terreni intorno ai cementifici che sono stati individuati come importanti fonti di Arsenico, Cadmio, Cromo, Piombo, Zinco, Vanadio, Cromo, Mercurio ed in particolare di Tallio. E’ molto probabile che questi elementi, in particolare il Tallio, un metallo particolarmente tossico, derivassero dall’uso di ceneri di pirite, utilizzate nei cementifici per la produzione di cementi ad alta resistenza.

Le camere di piombo producono, inoltre, residui di lavorazione detti “fanghi delle camere di piombo” che contengono le stesse impurezze presenti nelle ceneri di pirite con in più piombo in quantità maggiore proveniente dall’usura delle pareti delle camere stesse. E’ verosimile che anche questi residui siano stati sotterrati nel sito chimico.

Nel sit di Piano d’Orta è anche significativa la presenza di selenio riscontrata vari campioni di terreno con concentrazioni che superano di 570 volte la Concentrazioni Soglia di Contaminazione C.S.C. per “Terreni ad uso civile” e di 115 volte per “Terreni ad uso industriale”. Inoltre, dall’analisi degli otto campioni di terreno in cui il selenio è stato riscontrato, risulta che il selenio è sempre associato al piombo ed in concentrazioni tanto più grandi quanto più elevate sono quelle del piombo. In natura il selenio si trova sotto forma di Seleniuro S2− in molti solfuri minerali come quelli di rame, argento o piombo, e nelle piriti, mentre industrialmente si ottiene come sottoprodotto dell’estrazione di tali elementi, dalla ganga dell’anodo delle raffinerie di rame o dalla fanghiglia delle camere al piombo degli impianti per la produzione di acido solforico. Questi fanghi possono essere lavorati in diversi modi per estrarre selenio libero.

Alla luce di questi dati è verosimile ipotizzare che alcuni dei depositi rinvenuti contengano ceneri di pirite e residui di fanghi delle camere di piombo. Il tallio non è stato ricercato nelle analisi effettuate dall’ARTA ma, verosimilmente è presente anch’esso nel sito.

In sintesi nel sito pianodortese, le contaminazioni da Arsenico, Selenio, Piombo e molte altre, al pari dei ruderi ancora in posto, rappresentano l’eredità ambientale dell’ormai decaduto passato industriale.